A tempo scaduto: storie fuori campo ep.1

A tempo scaduto: storie fuori campo ep. 1

L’uomo che non doveva calciare e le altre storie nascoste nel tabellino

Dalla prodezza inattesa di Vaccari ai vecchi amori del Petrarca, passando per i capricci del destino e le certezze dei Bersaglieri. La prima giornata di campionato ha lasciato in eredità molto più di cinque risultati. E qualche buona ragione per diffidare dei pronostici.

di Cristiano Morabito

Le partite finiscono il sabato, ma certe storie cominciano a prendere forma soltanto qualche giorno dopo, quando gli spalti si sono svuotati, le maglie sono tornate pulite e persino gli allenatori hanno smesso di cercare spiegazioni agli episodi che hanno deciso il risultato. La prima giornata ha offerto coincidenze e contraddizioni che meriterebbero un narratore più che un cronista, anche perché i pronostici della vigilia avevano all’incirca la stessa attendibilità delle previsioni meteorologiche a Ferragosto.

Prendiamo Ludovico Vaccari, per esempio, che si è ritrovato davanti a un pallone fermo sulla piazzola, con il vento di Ponte Galeria e i campioni d’Italia del Valorugby dall’altra parte del campo. Vaccari è un trequarti delle Fiamme Oro, non il calciatore designato, e fino a quel momento aveva provato a calciare soltanto durante il ritiro estivo. Con Canna e Di Marco indisponibili, toccava a lui. Aveva già fallito un tentativo, ma il coraggio consiste anche nel riprovarci quando tutti hanno visto che si può sbagliare. E così ha spedito l’ovale tra i pali, regalando alle Fiamme Oro la vittoria sui detentori di Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa.

Virgilio scriveva nell’Eneide “Audentis fortuna iuvat”, la fortuna aiuta gli audaci, anche se sarebbe ingeneroso attribuire alla sorte una vittoria che i Cremisi di Daniele Forcucci hanno costruito attraverso una difesa ostinata. Tra le due squadre esisteva una differenza sostanziale: gli emiliani erano arrivati a Roma per confermare ciò che tutti già sapevano, le Fiamme per dimostrare qualcosa che ancora nessuno aveva concesso loro. Il rugby sa essere spietatamente semplice nelle sue conclusioni, anche se probabilmente a Marcello Violi questa particolare semplicità non avrà fatto piacere.

Ma la storia di Vaccari diventa più singolare accanto a quella di Daniel Donato, perché mentre a Roma un calciatore improvvisato scopriva di poter decidere una partita, a Mogliano uno specialista faceva esattamente ciò per cui era stato ingaggiato. L’australiano, arrivato al Biella dopo aver lasciato il Petrarca, si è ritrovato sulla piazzola a tempo scaduto, con la possibilità di trasformare una sconfitta in vittoria. Non ha tremato. Il Mogliano, che aveva inaugurato il pomeriggio andando in meta dopo appena 33 secondi, si è ritrovato sconfitto sull’ultima azione utile: una partita racchiusa tra il primo e l’ultimo istante ma, come diceva il buon Vujadin Boskov… “Partita finisce quando arbitro fischia” e i piemontesi hanno assestato in extremis la zampata finale.

Donato, però, non era l’unico ex petrarchino a festeggiare in Veneto. Con lui, nel Biella, c’era Marcos De Sanctis, anche lui in meta, e qui il destino comincia a divertirsi sul serio: mentre due giocatori che avevano lasciato Padova regalavano ai piemontesi una vittoria, il loro vecchio club cercava di dimostrare di poter vincere senza di loro. E lo faceva, ironia della sorte, proprio nella sfida con il Rangers Vicenza, squadra nella quale è approdato Marco Scalabrin, altro ex tuttinero, puntualmente andato in meta. A volerla raccontare come una vicenda sentimentale, il Petrarca faceva i conti con un passato che continuava a bussare alla porta, mentre cercava faticosamente di costruirsi un futuro.

Il Petrarca veniva da tre sconfitte in Coppa Italia e già si parlava di ridimensionamento. D’altra parte, nel rugby italiano abbiamo una certa fretta nel distribuire patenti di grandezza e certificati di crisi, come se una squadra dovesse essere promossa o bocciata dopo tre partite. Contro un Vicenza rafforzatosi in estate, Padova ha risposto con i giovani Braga e Marzotto, classe 2007, e Fasti, nato nel 2006. Viene spontaneo ripensare al Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e alla frase di Tancredi, “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”: nel caso del Petrarca, il cambiamento serve a evitare che un patrimonio di storia e competitività diventi soltanto un ricordo.

Il problema riguarda anche un sistema nel quale le società che formano i giovani sono spesso costrette a vederli partire proprio quando cominciano a raccogliere i frutti del lavoro svolto. Gli investimenti possono acquistare qualità, esperienza e talento, ma la capacità di diventare una squadra richiede qualcosa che non si trova sul mercato.

Un’altra curiosità riguarda la strana geometria dei risultati, materia nella quale il rugby si diverte a contraddire le regole matematiche. Il Valorugby aveva travolto il Biella in Coppa Italia, le Fiamme Oro avevano superato gli stessi piemontesi di un solo punto, eppure sono stati proprio i Cremisi a piegare i campioni d’Italia, mentre il Biella, reduce da tre sconfitte, è andato a vincere a Mogliano. I Lyons Piacenza, senza vittorie in Coppa, hanno invece conquistato la vetta della classifica. Chi avesse provato a ricavare una previsione mettendo in fila i risultati precedenti avrebbe fatto meglio a consultare un astrologo, con tutto il rispetto per la categoria.

A Piacenza, oltre alla tripletta di Giovanni Via, incuriosisce una neopromossa che non sembra arrivata nella massima serie per fare numero. Il Parabiago ha pagato un avvio disastroso, ma ha reagito con carattere. Per i Lyons il primo posto è una soddisfazione, ma siamo ai primi chilometri di un Giro d’Italia, quando una fuga può conquistare la maglia di leader senza che nessuno consideri già assegnata la corsa.

Chi invece non sembra interessato a farsi sorprendere è il Rovigo, che al Battaglini continua a comportarsi come una di quelle vecchie squadre di calcio abituate a vincere anche nelle giornate in cui il pallone sembra avere intenzioni diverse. Il successo sul Viadana è arrivato attraverso una prestazione tutt’altro che impeccabile, ma i Bersaglieri hanno trovato nel carattere le risorse per conquistare anche il bonus offensivo. Il carattere aiuta a vincere le partite difficili, l’organizzazione serve a evitare che diventino tutte difficili.

Al Battaglini, peraltro, il Rovigo ha consegnato agli abbonati una sciarpa con un codice QR per accedere allo stadio: un piccolo incontro tra le vecchie gradinate, le rivalità tramandate di padre in figlio e la tecnologia, in un rugby italiano diviso tra il desiderio di modernizzarsi e la paura di perdere ciò che lo rende diverso.

Perché il problema del rugby italiano non è la mancanza di storie, ma la difficoltà di farle arrivare a chi non appartiene già alla cerchia degli appassionati. Sappiamo discutere per ore sull’interpretazione di una regola, ma dimentichiamo che per conquistare nuovi lettori servono persone nelle quali riconoscersi. Il rugby ama definirsi uno sport di valori, espressione della quale abbiamo abusato fino a consumarne il significato, ma quei valori acquistano consistenza quando vengono raccontati attraverso esperienze concrete, non quando sono elencati in fondo a un comunicato.

Intanto il calendario ha già preparato altri capitoli: Biella ospiterà il Petrarca, regalando a Donato e De Sanctis l’occasione di ritrovare i vecchi compagni, il Valorugby riceverà i Lyons capolista e le Fiamme Oro faranno visita al Viadana.

Il rugby è fatto di trenta uomini che corrono dietro a un pallone dalla forma improbabile, cercando di prevederne i rimbalzi nonostante sappiano che prima o poi prenderà una direzione inattesa. Come potrebbe testimoniare Ludovico Vaccari, che durante il ritiro estivo, mentre provava a calciare qualche pallone verso i pali, non avrebbe mai immaginato che da quel gesto sarebbe cominciata una delle storie più belle della prima giornata.

E neppure che, a distanza di qualche giorno, saremmo stati ancora qui a raccontarla.